«Come se la nostalgia – quel sentimento struggente di mancanza di qualcosa che non abbiamo mai visto ma che sappiamo con chiarezza di ricordare, su cui si costruiscono religioni e mitologie – non si fondasse poi sull’immanenza, sulla traccia che reca il mondo di ciò che chiamiamo trascendenza: e dunque anche il tempo esiste come traccia nello spazio; cos’altro c’è di più risonante, da questo punto di vista, dello spazio, un luogo vuoto, uno spiazzo dove prima c’era una casa, una casa dove un tempo c’è stata una persona, una persona in cui alberga l’assenza di uno sguardo; che cosa, se non queste tracce nello spazio, ci parla del tempo, ovvero della perdita di cui tanto sentiamo di avere bisogno per uscire un po’ da noi e così – proprio grazie a questa uscita – definirci meglio?» (Daniele Petruccioli, “La casa delle madri”, TerraRossa Edizioni)

Libro di mancanze, di libertà inseguite e di fughe, di amori concessi e di perdoni negati, di donne che provano ad essere madri uguali di figli “diversi” e falliscono. Storie di anime fragili e corpi ribelli, di creature protette, di gabbie e libertà, di un’ostinata ricerca di un senso familiare che lasci spazio a se stessi senza giochi angusti di complementarità di ruoli. Gli spazi che registrano il tempo che passa e che lo raccontano. All’interno di una struttura complessa che, pur nell’ordine imposto in qualche modo dalla narrazione, tradisce ambizioni e distanze. Prossimamente su Ork.

“Dedalo e Icaro”, matita e carboncino su carta, Mork.

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