Questa storia incomincia parecchi anni fa sul pianeta Terra.

Un alieno di nome Mork atterra a Bologna e, in un angolo neanche tanto remoto del centro storico, decide di regalare caricature ai nevrotici passanti consumati da problemi e acquisti.

Un baldacchino, qualche matita e carboncino, molta lacca e il gioco è fatto.

Un giorno, una strana creatura, di incerta origine terrestre, Mindy, decide di fermarsi in quell’angolo, di sedersi su un gradino, lo stesso di Mork, e di farsi ritrarre.

In quell’istante Mork e Mindy capiscono che la loro vita non sarà più la stessa e da lì Mork e Mindy hanno incominciato a creare, pezzetto per pezzetto, il loro “qui si può”.

Perchè, come dicono Sandro Petraglia e Stefano Rulli nella postfazione della sceneggiatura de “La meglio gioventù”, “non tutto ciò che è reale è razionale, ma tutto ciò che è reale fa spesso schifo e bisogna cambiarlo, ma cambiarlo bene, cambiarlo come si deve“.

E, se è vero che il mondo va cambiato, è altrettanto vero che ci siamo noi in quel mondo.

Allora, anche se alieni o terrestri di incerta origine, c’è solo una cosa da fare: ritagliarsi uno spazio, crearsi un pianeta, una dimensione in cui tornare tutte le volte in cui la vita fa paura o ci delude o ci spiazza, senza dimenticarsi che il gioco è fuori, che la Terra ci aspetta e che, prima o poi, riconosceremo di essere umani.

Come tutti.

Benvenuti su Ork!

Mork & Mindy